
La Maremma è una terra ricca di luoghi incantati da scoprire e visitare, talmente tanto ricca che io ancora non sono riuscita a visitarli tutti.
Quando gli impegni dell’agriturismo e dell’azienda agricola me lo permettono, con Viola e Ambra ci piace andare alla scoperta di questa magica terra e trasformarci in vere e proprie esploratrici con tanto di piante, mappe, binocoli e macchine fotografiche.
Quell’alto promontorio sormontato da una maestosa torre, visibile in lontananza e che ti segue dovunque tu vada qui in zona, mi attirava e incuriosiva da quando sono venuta ad abitare al podere. Quanto doveva essere alto il borgo e quanto doveva essere alta quella torre che svettava su tutti e su tutto. Dopo tanta attesa, finalmente l’estate scorsa sono riuscita ad andarlo a visitare un fresco pomeriggio di settembre, con Viola e Ambra.
Il borgo di Radicofani, a metà strada tra Firenze e Roma, si erge sulla punta di un alto colle di origine vulcanica (896 metri s.l.m.) sull’incrocio della valle del fiume Paglia e di quello dell’Orcia. Una posizione particolarmente strategica dato che Radicofani domina la via Francigena, la più importante delle vie di comunicazione del medioevo tra Roma e l’Europa settentrionale, e che ha fatto di questo borgo una tappa inevitabile per viaggiatori e pellegrini e un valico di confine tra Toscana e Lazio.
Radicofani sorge probabilmente sui resti di un abitato etrusco, l‘esistenza della sua Rocca è documentata fin dal 978 quando venne acquistata dai monaci di Abbadia San Salvatore, ma le sue origini vanno indietro nel tempo all’epoca Carolingia. Restò proprietà dei monaci fino al 1153, quando venne riscattata dallo Stato Pontificio. Nel 1154 papa Adriano IV ordinò la costruzione della fortezza per arginare l’avanzata dell’Imperatore Federico Barbarossa. Nel XIII secolo Radicofani tornò sotto il dominio senese e nel 1411 vennero iniziati i lavori di ampliamento e di rinforzamento della Fortezza, per fronteggiare gli attacchi imperiali. Tra il 1297 e il 1300 la Rocca fu occupata dal “brigante gentiluomo” ghibellino Ghino di Tacco, menzionate da Dante e da Boccaccio, che la usò come base per le sue gesta di Robin Hood italiano. L’assalto finale e più importante del borgo fu nel 1555 per mano di Cosimo de Medici, alleato di Carlo V, che si concluse con la definitiva annessione di Radicofani al Granducato Mediceo nell’agosto del 1559; un controllo che ebbe fine solo con l’Unità d’Italia.
Ed è stata proprio la sua imponente e maestosa Fortezza, simbolo di Radicofani, che ci ha attirato come una calamita e ci ha portato dirette su in alto a pochi passi dal cielo. Abbiamo lasciato la macchina nei parcheggi e siamo salite su a piedi fin dentro la Fortezza, qui siamo rimaste senza fiato, talmente tanta era la bellezza e la vastità del panorama, che i nostri occhi faticavano a contenerle tutte, e il cielo sembrava davvero vicino.


Abbiamo passeggiato in mezzo alle imponenti torri, godendo del panorama, delle ampie vedute e cercando di ritornare almeno con l’immaginazione al Medioevo, pienamente consapevoli della posizione cruciale in cui ci trovavamo provavamo di immaginarci quante vedette attente e armate stavano qui sfidando il vento, il sole e le intemperie, a controllare le valli, i passaggi, i confini.
La Fortezza di Radicofani ha una struttura difensiva esterna a forma pentagonale, mentre quella interna e’ triangolare con un corpo centrale, il Cassero, restaurato e visitabile, e tre torri angolari, la maggiore della quale ha la funzione di mastio. Fra l’ingresso e il cassero vi è un ampio piazzale chiamato Scoperta. All’interno della Fortezza sono inoltre visitabili i passaggi sotterranei, le postazioni di tiro, i bastioni e i camminamenti delle mura e si può osservare una originale catapulta medievale ancora funzionante.
Ma per noi l’ascesa non era ancora finita, ci mancava l’ultima e la più emozionante, quella del Cassero. Dovevamo ancora salire le ripide scale del maestoso Cassero e raggiungere la punta più alta di Radicofani per arrivare all’altezza di ben 960 mt s.l.m. Se devo essere sincera la cosa mi metteva anche un po’ di ansia, dato che soffro di vertigini. Ma ho voluto sfidare ogni paura, e siamo salite ancora, più su.
Al’interno del Cassero, salendo sui vari piani, abbiamo ammirato i reperti archeologici esposti, risalenti a partire dall’età Etrusca fino ad arrivare al VI sec. d.C. che raccontano la storia della Fortezza, i suoi numerosi restauri, anche per mezzo di foto, plastici e ricostruzioni virtuali.
Arrivate all’ultimo piano ci siamo trovate in un’ultima ampia terrazza merlata, da dove, se avete il coraggio di sporgervi, potete vedere un panorama che davvero non ha euguali: dalla Val d’Orcia al Monte Amiata, dalla Val di Paglia al Monte Cetona, dal Lago Trasimeno al Lago di Bolsena, da Siena a Viterbo, e avere quella rara e inebriante sensazione di toccare il cielo con un dito,
Ubriacate di bellezza e di vedute indimenticabili siamo scese dirette verso il borgo di Radicofani per scoprire cosa fosse un grande edificio che avevamo individuato dall’alto e che ci aveva subito attirato per la sua bellezza architettonica.
Dopo aver preso la macchina e aver viaggiato per pochi minuti abbiamo raggiunto quella che abbiamo scoperto essere la Posta Medicea, detta anche Osteria Grossa, un edificio che si trova lungo la via Francigena a pochi passi dal borgo.
La Posta Medicea, costruita nella seconda metà del 500 da Ferdinando de Medici, era originariamente un edificio per la caccia, ma già alla fine del secolo venne trasformata in locanda e stazione di posta per i viaggiatori che percorrevano l’antica via Francigena. Qui potevano trovare un luogo dove riposarsi e mangiare, e fare abbeverare il cavallo nella bellissima fontana costruita davanti all’edificio nel 1603.
La Posta ha un porticato a volte in laterizio a crociera ed è delimitato da un doppio ordine di arcate sopra le quali si sviluppa un loggiato con archi a tutto sesto in laterizio. Un edificio bellissimo e pieno di fascino, Ambra appena l’ha visto mi ha chiesto se ci venivamo ad abitare ;-), in cui hanno soggiornato personaggi illustri tra cui: Michel de Montaigne, i papi Pio VI è Pio VIi e Charles Dickens. Un edificio che purtroppo sembra fruibile solo esternamente, noi l’abbiamo trovato completamente chiuso e non accessibile internamente, e che da l’impressione di essere abbandonato a se stesso; un vero peccato.
Lasciata a malincuore la Posta Medicea ci siamo dirette a piedi verso il Bosco Isabella, un altro tesoro tutto da scoprire dentro il borgo di Radicofani.
Il Bosco Isabella e’un giardino romantico ed esoterico, progettato e realizzato dalla famiglia Luchini alla fine dell’Ottocento. Fu Odoardo Luchini, grande conoscitore delle scienze botaniche, che si occupò personalmente della messa a dimora delle piante provenienti da varie parti del mondo. Dopo la sua morte i lavori furono continuati da sua figlia Matilde.
Un luogo magico e ricco di mistero da attraversare, al cui centro si trova una piramide alta circa sette metri, con una base triangolare e con gradini in pietra basaltica.
Per noi ormai era l’ora di tornare a casa, ma tante sono ancora le cose che ci siamo ripromesse di visitare a Radicofani nella nostra prossima visita: il Palazzo Pretorio, la chiesa parrocchiale di S. Pietro Apostolo, la Chiesa di S. Agata ed anche semplicemente passeggiare nelle strette vie del borgo per scoprire angoli nuovi e sconosciuti.
INFORMAZIONI UTILI:
Il borgo di Radicofani è nella lista del “World Heritage Site” dell’UNESCO e Bandiera Arancione del Touring Club Italiano.
Parco Museo Città Fortificata di Radicofani
Orario Visite: 10.30-19.30 (aperto tutti i giorni)
Per informazioni contattare la Società Brigadoon: 331 4103303
Distanza dall’Agriturismo Podere Argo km 32,2. Tempo stimato di percorrenza in auto 37 minuti.
Guarda il video che ho creato per te.


















0 risposte
Eh! Quante bellezze! Grazie per farcele scoprire. <3
Grazie, il giardino massonico mi mancava! Devo segnarlo nella mia wish list!! 😀
Prego, è un piacere 😉
Davvero bello!
Grazie 🙂